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“La cucina, espressione di identità culturale e memoria”: intervista a Filippo Sinisgalli, Executive Chef de Il Palato Italiano

Filippo Sinigalli è l’Executive Chef e ambassador de Il Palato Italiano, hub gastronomico di Bolzano che valorizza prodotti enogastronomici di nicchia e giovani talenti, creando food experience su misura e dal marchio rigorosamente Made in Italy. Prima di arrivare a Bolzano, lo chef ha collezionato prestigiose esperienze lavorative: dall’Armani Hotel di Dubai, all’Albereta di Marchesi, fino all’Esplanade di Desenzano. Gli abbiamo fatto alcune domande per conoscerlo meglio.

Che cosa significa per te italian food experience?
La mia “Italian food experience” è riuscire a trasmettere alle persone e a chi si siede alla mia tavola la passione per una cucina autentica. Questa esperienza, però, non è e non può essere solo culinaria: è necessario essere disposti a ritagliarsi del tempo di qualità, per dimenticare anche solo per un momento la frenesia della vita quotidiana e lasciarsi travolgere da esperienze gastronomiche che conducono lungo un percorso di riscoperta dei veri sapori italiani. Con “Italian food experience” intendo proprio questo: concedersi del tempo per abbandonarsi a una cucina a “km vero” che, a partire da una scrupolosa selezione di prodotti d’eccellenza italiana, punta alla valorizzazione del nostro territorio, nel pieno rispetto della stagionalità delle materie prime. L’“Italian food experience” si riconosce anche nella mise en place e nel saper ricreare quella convivialità tipica delle nostre tradizioni che tutto il mondo ci invidia.

Cucina e cultura sono i temi del Bocuse d’Or Europe OFF 2018: quanto l’aspetto culturale influenza la cucina di uno chef?
Il bagaglio culturale e l’esperienza sono gli strumenti dai quali attingo per creare i miei piatti, e ritengo che la stessa cosa valga anche per gli altri chef. Quando a una preparazione si uniscono influenze culturali diverse, l’ispirazione diventa l’ingrediente fondamentale in grado di portare a risultati inaspettati e a sapori innovativi. Senza naturalmente dimenticare che da sempre la cucina rappresenta uno degli elementi fondamentali d’identità culturale, vera espressione della memoria di ogni società, è quindi un aspetto imprescindibile in ogni proposta culinaria.

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Che consigli lasceresti agli chef e ai promotori del cibo italiano nel mondo data la tua esperienza con Il Palato Italiano che ti ha portato Oltreoceano nella Oscar Gift Lounge?
Negli ultimi anni il mondo della gastronomia è stato sotto i riflettori: l’impatto dei reality in televisione, così come dei numerosi eventi e dibattiti che hanno come tema il food, ha portato a una certa sovraesposizione dei prodotti – non sempre di qualità eccelsa – e a un’offerta imponente di nuove esperienze culinarie. Oggi credo che il vero appassionato, il cultore della materia o il semplice amatore, sia alla ricerca di sapori e occasioni legate al cibo che siano meno mediatiche, ma più curate e personalizzate. Il mio consiglio, che poi è la filosofia di Palato Italiano, è tornare alle origini, quando la cucina era un puro piacere per il palato e non una questione mediatica. Quindi, mangiare meno e meglio, dando la massima priorità alla scelta del prodotto per promuovere veramente il nostro modo di essere, la nostra solarità e la passione per il cibo senza compromessi.

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